VIII | Andrea Napoli

VIII

Ho affidato questo o quel me stesso alle assi sconnesse
di un vecchio porto abbandonato. «Tu non hai corpo, sei solo
un vasto spazio». Mi venne in mente la parola docks,
come dicono gli inglesi. «Manchi di ogni senso di risolutezza,
di determinazione» continuò. Alle due di notte le luci
del pontile sono puntini sospensivi che posano
la testa sul petto incerto di una donna. «Sei troppo debole
per mentire. Io ho pensato alle mie dita, e loro si sono mosse».
Diventa sempre più difficile masturbarsi ad occhi aperti.

L’eresia | Gianluca Pitari

ho l’impressione che dovunque vada
io porti con me la notte

ho visto ideali di granito
nelle mie mani
lievitare in polvere
sentimenti d’acciaio
sfibrarsi in ovatta

la poesia
al pari del creato
è una sciagura
ed il poeta un dio tragico
senza più le ragioni del miracolo
una divinità inutile e solitaria
che arrocca su di una torre zuccherina
mentre le nubi infittiscono

non mi perdoneranno mai
la lievità dell’eresia

Casa | Pietropaolo Morrone

— Ciao, figliolo.

— Chi sei? Io non do confidenza agli sconosciuti!

— Sai, ho la sensazione di averti visto da qualche parte. Senti, a chi sei figlio?

— Sono figlio di mamma e papà.

— Oh perbacco, ma guarda un po’ che coincidenza, anche io…
— Eh?
— Cioè, anche io sono figlio di mamma e papà… C’è da riflettere su questo punto…

— E che c’è da riflettere?

— Beh, ritengo ci siano buone possibilità che siamo fratelli.

— Ma non sei un poco vecchio per essere mio fratello tu?

— Figliolo, cerchiamo di ragionare insieme: tu sei figlio di mamma e papà, io sono figlio di mamma e papà. Se la logica non è un’opinione, ciò significa che siamo figli degli stessi genitori e quindi siamo fratelli. Il fatto che io abbia settant’anni e tu sia un brufoloso adolescente non significa niente. Che sono cinquant’anni di differenza rispetto all’intera eternità?
— Mmh, fammi pensare…
Continua a leggere

Cronica dell’immondo emerso | Nazareno Loise

Raggiunsi il bagno arrancando fra il pattume che lastricava il pavimento. Con acribia m’infilai le dita in gola fino a toccare l’intimo della mia mortificazione. I cibi fagocitati poco prima sgorgarono nella tazza ancora interi, ricoperti da una viscosità di sangue e succhi gastrici. Snervata, ma pervasa di un senso d’appagamento, tornai a distendermi sul letto.
Da mesi inanellavo così le mie giornate, vivendo parossisticamente l’anelito di essere accettata, e persa a rincorrere inutilmente la mia soddisfazione.
In ufficio non andavo più da settimane e nessuno, familiari e conoscenti, s’era preoccupato della mia irreperibilità. Non avevo contatti con altre persone all’infuori del commesso della rosticceria che bussava al mio appartamento con cadenza rituale. Continua a leggere

Caro Nulla | Pietropaolo Morrone

Caro Nulla,
ti ammiro, ti ammiro profondamente. Sei come Dio, non hai bisogno di esistere per essere qualcosa. Tu sei il Nulla, la negazione di tutto, io sono un nulla, tu sei il pozzo nero dove il tutto si scioglie, io sono qualcosa, un’inezia, una quisquilia che si scioglie.

Ho cominciato a scrivere questa lettera decine di volte. Disegnavo un punto nero su questo foglio completamente bianco. Poi, lo guardavo. Chiedevo a Vincenzo, il mio coinquilino che cosa ci vedesse. «Un punto nero», diceva, «che cazzo ci dovrei vedere?». Non mi rendevo conto che era l’immenso bianco in cui era annegato quel puntino la cosa importante. Quel bianco sei tu, certe volte mi ripeto. Come avremmo potuto notarti subito io e quel miserabile di Vincenzo? Dopo averti visto, poi, non ho potuto fare a meno di scriverti. Rivolgermi a te mi fa pensare alle letterine che scrivevo a Babbo Natale, alle preghiere delle vecchie del mio paese alla domenica a messa. Continua a leggere

Lo scrittore in pericolo | Giovanni Canadè

Testi:

  • Misery (1987) S. King
  • La metà oscura (The dark half, 1989), S. King
  • Finestra segreta, giardino segreto (in Quattro dopo mezzanotte) 1990, S. King
  • Jack non deve morire (Jack of Spades, 2015), Joyce Carol Oates
  • Da una storia vera (D’après une historie vraie, 2015), Delphine De Vigan

Appendice:

  • L’esordiente (2011), Raul Montanari
  • L’inumano (2012), Massimiliano Parente

L’incontro proposto non si pone come esame critico dei testi, ma da spunto di riflessione sulla metafora del ruolo dello scrittore nell’odierna “società dello spettacolo” e del suo rapporto coi propri lettori-aguzzini.

Stephen King ha rappresentato e rappresenta uno dei pochi scrittori che ha narrato la paura e l’insostenibile tensione del quotidiano, dell’infanzia e del mondo adulto, senza tema di commistioni tra i linguaggi esclusivamente pop e quelli più “alti”: in King, infatti, è profonda l’influenza dei classici scrittori americani, da Hawthorne a Henry James, da William Somerset Maugham a Raymond Carver a Flannery O’Connor fino all’amatissima maestra di tensione Shirley Jackson. Ripetiamo, King non ha bisogno d’essere giustificato o nobilitato: lo storico snobismo critico verso l’autore più ricco e famoso del mondo viene a collidere contro la sua straordinaria produzione non solo quantitativa ma anche qualitativa. Continua a leggere

Santi | Giovanni Canadè

C’è chi va a Parigi per giocare ai poeti maledetti e c’è chi si fa bastare lo sporco appartamento di una periferia di provincia. C’è chi va a Parigi a parlare d’amore sulle rive della Senna; chi va a Pigalle, a Montmartre, al Bois de Boulogne. C’è chi rincorre ragazze in fiore nei parchi di una Parigi senza tempo, accostando i colori dei loro occhi alla lucida copertina di quei Verlaine; e nonostante lʼuso di termini come “verga” e verbi come “accogliere”, qualcuno riesce anche a scopare. Continua a leggere

1 2 3 4