Caro Nulla | Pietropaolo Morrone

Caro Nulla,
ti ammiro, ti ammiro profondamente. Sei come Dio, non hai bisogno di esistere per essere qualcosa. Tu sei il Nulla, la negazione di tutto, io sono un nulla, tu sei il pozzo nero dove il tutto si scioglie, io sono qualcosa, un’inezia, una quisquilia che si scioglie.

Ho cominciato a scrivere questa lettera decine di volte. Disegnavo un punto nero su questo foglio completamente bianco. Poi, lo guardavo. Chiedevo a Vincenzo, il mio coinquilino che cosa ci vedesse. «Un punto nero», diceva, «che cazzo ci dovrei vedere?». Non mi rendevo conto che era l’immenso bianco in cui era annegato quel puntino la cosa importante. Quel bianco sei tu, certe volte mi ripeto. Come avremmo potuto notarti subito io e quel miserabile di Vincenzo? Dopo averti visto, poi, non ho potuto fare a meno di scriverti. Rivolgermi a te mi fa pensare alle letterine che scrivevo a Babbo Natale, alle preghiere delle vecchie del mio paese alla domenica a messa. Continua a leggere

Lo scrittore in pericolo | Giovanni Canadè

Testi:

  • Misery (1987) S. King
  • La metà oscura (The dark half, 1989), S. King
  • Finestra segreta, giardino segreto (in Quattro dopo mezzanotte) 1990, S. King
  • Jack non deve morire (Jack of Spades, 2015), Joyce Carol Oates
  • Da una storia vera (D’après une historie vraie, 2015), Delphine De Vigan

Appendice:

  • L’esordiente (2011), Raul Montanari
  • L’inumano (2012), Massimiliano Parente

L’incontro proposto non si pone come esame critico dei testi, ma da spunto di riflessione sulla metafora del ruolo dello scrittore nell’odierna “società dello spettacolo” e del suo rapporto coi propri lettori-aguzzini.

Stephen King ha rappresentato e rappresenta uno dei pochi scrittori che ha narrato la paura e l’insostenibile tensione del quotidiano, dell’infanzia e del mondo adulto, senza tema di commistioni tra i linguaggi esclusivamente pop e quelli più “alti”: in King, infatti, è profonda l’influenza dei classici scrittori americani, da Hawthorne a Henry James, da William Somerset Maugham a Raymond Carver a Flannery O’Connor fino all’amatissima maestra di tensione Shirley Jackson. Ripetiamo, King non ha bisogno d’essere giustificato o nobilitato: lo storico snobismo critico verso l’autore più ricco e famoso del mondo viene a collidere contro la sua straordinaria produzione non solo quantitativa ma anche qualitativa. Continua a leggere

Domande impegnate | Giovanni Canadè

Ci sono alcuni che fanno della letteratura una ragione di vita, ma se ne escludono una buona fetta. Hai presente quelli che sì, non c’è niente di meglio della lettura ma solo storie vere, solo storie impegnate, storie di operai, storie di malessere sociale, sociologismo, socialismo; perché è bello volare con la fantasia, ma che si abbiano i piedi ben piantati in terra. E cos’è questa, una lettura coi sensi di colpa? Mi piace leggere ma se la fantasia è troppa poi mi pare d’aver perso tempo io invece sono un intellettuale e devo leggere per il bene dell’umanità. Come dire, mi piace masturbarmi, ma per non sentirmi in colpa mi sego immaginando una Margherita Buy avvolta in una bandiera rossa falce e martello che fa tanto cinema intellettuale impegnato morettiano e posso dire, vedete, sono un uomo, animale come tutti, ma con un’anima, una coscienza politica, perdio! Mi piace sborrare ma senza disinteressarmi alla problematica sociale degli ultimi operai metalmeccanici (che, sia detto per inciso, loro sì che si fanno le seghe con le veline).

Ecco come immagino i lettori-intellettuali impegnati, che hanno bandito l’eros dalla loro vita; che, cattolici anche se atei (o peggio, agnostici) (o peggio, cattocomunisti) rifiutano l’immaginazione fine a se stessa, rifiutano il “romanzo borghese”, perché il cittadino deve da essere accompagnato alla ricerca della propria coscienza di classe, compagni!

Ci meritiamo la “rivoluzione” di Papa Francesco.

Antichrist, Shakespeare e il re Mida – una recensione in forma di dialogo | Pietropaolo Morrone

P: Beh, che ne pensi di Antichrist?

M: E che dovrei pensare? È un’accozzaglia di scene forti, senza una reale necessità. Sono molto perplesso. A chi si rivolge questo film? Quali sono le domande e le risposte? Dimmelo tu che cosa si dovrebbe capire.

P: “Capire” non è la parola giusta. Gli indovini e i maghi danno le risposte, quasi sempre sbagliate, modellate sulle orecchie dei miserabili; la scienza dà quelle giuste, quando le conosce; la religione le risposte se le inventa; l’arte, invece, non ne dà nessuna, è capace di regalare solo domande, spesso sempre le stesse, ma rigenerate da nuova linfa vitale. Antichrist non fa eccezione, non dà risposte. È giusto, poi, altrimenti lo spettatore che cosa dovrebbe fare tra un popcorn e un altro se non pensare e tappare i buchi?

M: Certo, certo, il ruolo attivo dello spettatore… Continua a leggere

Uno sguardo nelle tenebre dell’occidente, da Conrad a Coppola | Vincenzo Abate

Ci sono opere d’arte che, seppur realizzate in un momento storico abbastanza distante dal nostro presente, riescono a raccontare l’uomo con una forza tale da risultare moderne ancora oggi. È il caso per l’appunto di Cuore di tenebra, romanzo breve scritto da Joseph Conrad, e pubblicato nell’ormai lontano 1902.

Nonostante sia famoso soprattutto grazie al film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola con protagonista il grandissimo Marlon Brando, il romanzo di Conrad merita di essere analizzato mettendo per un attimo da parte il capolavoro coppoliano che ne sposta ambientazione e momento storico (nel film i fatti si svolgono durante la guerra in Vietnam). Continua a leggere

Le suggestioni dello Haiku nella poesia occidentale | Stefano Luchetta

Lo Haiku è una forma poetica formata da tre versi composti da 5-7-5 sillabe ed è sicuramente una delle più conosciute forme poetiche provenienti dall’emisfero orientale. La forma breve predomina sulle altre strutture poetiche in Giappone sin dal secolo XI dove ebbe la massima fioritura la composizione a catena, “kusari-renga”, nella quale molti poeti sfruttando la struttura del tanka – la poesia breve composta da cinque versi composti da 5-7-5-7-7 sillabe – creavano cento e anche più strofe.

Nell’ambito della composizione a catena nasce anche lo “haikai-no-renga”, una versione più spontanea e umoristica che conosce grande diffusione nei secoli XVI e XVII.

In questo contesto si inserisce Matsuo Bashō, il maestro della poesia giapponese che darà una dignità propria allo Haiku creando quella figura poetica che possiede i tratti del linguaggio semplice e del ritorno alla natura reale, corroborata da un velo di filosofia Zen, alla quale l’autore si avvicinerà.

Dopo Bashō in monti intraprenderanno il percorso dei tre versi. I più studiati Haijin giapponesi – questo è il nome dello scrittore di Haiku – sono certamente Buson, Issa e Shiki. Quest’ultimo in particolare si pone come il poeta di rottura della tradizione, e sarà lo scrittore a cui faranno riferimento tutti gli Haijin del XX secolo. In particolare, nel contesto di un Giappone che inizia ad aprirsi all’occidente, Shiki propone modelli alternativi maggiormente attenti alla vita reale.

Fatta questa premessa di natura storica, le pagine che seguono si focalizzeranno soprattutto su come l’haiku sia migrato in occidente e, in ispecie, in Italia, passando attraverso la voce di alcuni autori in particolare: Kerouac, Borges e Rilke da un lato; D’Annunzio, Ungaretti, Sanguineti e, soprattutto, e Andrea Zanzotto, dall’altro. Continua a leggere

La memoria di Dante | prof. Francesco Bausi

Presentiamo on-line il discorso della conferenza tenuta dal prof. Francesco Bausi, professore ordinario di Filologia Italiana e Letteratura Italiana Medievale presso l’Università della Calabria,  il 25 aprile 2015 nella saletta teatro “Eunoè” di Fiumefreddo Bruzio. L’incontro faceva parte della “Giornata della Poesia”, curata da Andrea Napoli per conto dell’associazione Eunoè di Fiumefreddo e dedicata a Dante Alighieri  in occasione dei 750 anni dalla nascita. Il Nucleo Kubla Khan, insieme all’associazione “La Masnada” di Catanzaro, ha partecipato alla manifestazione con un reading originale che ritrattava in chiave moderna i sette peccati capitali.
Il discorso del prof. Bausi è stato risistemato per il nostro blog, ma si tratta sostanzialmente di uno schema più che di un testo articolato vero e proprio, utile comunque a comprenderne la materia.

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Campagna “adotta un poeta contemporaneo” | Pietropaolo Morrone

«Se ciascuno di coloro che ogni giorno scrivono poesia¹ avvertisse il dovere ovviamente elementare di acquistare anche un solo libro di un altro poeta, il mercato della poesia diventerebbe immediatamente appetibile anche per l’industria editoriale» Alberto Bertoni, “La poesia contemporanea”, Il Mulino, 2012

Questa asimmetria tra l’atto di “scrivere” e quello di “leggere” è da approfondire. Leggere è come scavare in miniera, ci vuole fatica, scrivere è come andare di corpo: in un modo o nell’altro lo impariamo a fare da bambini. Naturalmente la scuola ha le sue responsabilità e non riesce ad andare al passo coi tempi, riesce però bene ad uccidere la curiosità naturale dei bambini. Il loro proverbiale e continuo domandare “perché” per ogni cosa viene giustiziato non appena mettono piede in un’aula scolastica. Così la curiosità muore e viene sostituita da uno scambio mercenario di valutazioni e tempo dedicato sui libri. Continua a leggere

La ricerca dell’identità nazionale nelle raccolte di fiabe di Calvino e Yeats | Stefano Luchetta

L’obiettivo di questo lavoro è evidenziare come l’attività di ricerca e di sistematizzazione della tradizione popolare e fiabesca svolta da I. Calvino e W. B. Yeats rifletta in maniera cristallina la diversa natura dell’identità nazionale Irlandese e Italiana.

Le opere dei due autori appartengono a periodi letterari e a contesti storici distinti. Calvino è uno scrittore del 900’ inoltrato, esponente della resistenza italiana e della lotta partigiana. Le sue opere sono legate al genere fantastico e trasudano un lucido intento allegorico-simbolico. L’attività letteraria di Yeats, invece, si sviluppa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX: lo scrittore irlandese, decisamente più vicino al mondo lirico che a quello narrativo, subisce l’influenza del simbolismo francese e le sue opere sono cariche di misticismo e spiritualismo. Continua a leggere

I buoni libri | Luca Rota

Cos’è un buon libro? C’è chi sostiene sia un libro che vende molto, oppure chi pensa che sia uno di quei libri che restano per sempre. Magari un buon libro potrebbe essere un libro che piace un po’ a tutti, o uno che non è né troppo lungo, né eccessivamente corto (per la gioia dei ‘lettori pigri’). Paul Sweeney sosteneva che “capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico”. Fontamara di Ignazio Silone, L’antagonista di Carlo Cassola, I falsari di André Gide, Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Cèline, Sulla strada di Jack Kerouac, Opinioni di un clown di Heinrich Boll, Il fasciocmunista di Antonio Pennacchi, Qualcuno con cui correre di David Continua a leggere

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