DIALOGO SULLA LIBERTÀ

DIALOGO SULLA LIBERTÀ

Rembrandt, Lezione di anatomia del Dottor Deyman (1656)

– Voglio che tu sia libero.

– Allora sarò libero.

– Sei troppo libero.

– Sarò meno libero.

– Mi piaceva quando eri libero, eri veramente te stesso.

– Tornerò a essere me stesso.

– Non mi piace quando sei te stesso.

– Sarò come vuoi tu.

– Non funziona così, bisogna che ognuno sia sé stesso.

– Ma quando sono me stesso non ti piaccio!

– Perché non sei il te stesso che voglio io!

– Che devo fare?

– Amarmi.

– Ma io ti amo.

– Ma non mi ami come voglio che tu mi ami.

– Allora ti amerò come vuoi essere amata.

– Se lo fai, non sei te stesso, è come se ti stessi costringendo…

– Se resto me stesso, non vuol dire che non ti ami, solo che mi rendo conto d’aver preso coscienza di avere anche altre esigenze.

– Allora non mi va. Devi essere te stesso, ma devi amarmi come ti dico io.

– Sono confuso. Che devo fare?

– Sei tu che devi dirmelo.

– Io ti amo, ma non posso aderire al tuo modello di vita, non sarei me stesso.

– Allora non mi ami.

– Mi costringi a essere come vuoi tu?

– Io non costringo nessuno! Ti ho mai costretto a essere come volevo io? Tu mi sei sempre piaciuto per quello che eri.

– Ma io sono sempre stato lo stesso!

– Non è vero.

– Hai ragione, per lungo tempo ho cercato di essere diverso, perché ti amavo e volevo che tu fossi felice con me. Ma come vedi, non si sfugge a sé stessi. 

– Non ti sei impegnato abbastanza. O più semplicemente, tu non mi hai mai amato.

– Ma lo saprò bene se ti ho amato o no!

– Se mi amassi cambieresti.

– Ma tu hai detto che nessuno cambia e non si può costringere l’altro a cambiare!

– È vero, e ho fatto sempre così. Sei tu che sei in contraddizione, non io.

– Io voglio stare con te per tutta la vita, perché con te sto bene, ma ho bisogno di libertà, fisica e mentale. – – Ho scoperto di non poter essere monogamo, nonostante in tutto questo tempo non sono stato con nessun’altra all’infuori di te.

– Ah, scusa se non ti ho permesso di scopare con le altre!

– Ti prego, aiutami a capire…

– Te l’ho detto. Io ti amo per quello che sei.

– Ma io sono quello che ti ho appena detto d’essere!

– E allora cambia!

– Ma tu mi hai detto che non devo cambiare, non si può cambiare, non si deve cambiare!

– Sì, ma questo vale per gli altri. Tu devi amarmi come voglio io. Sopprimi le tue voglie. E poi le tue voglie sono malate!

– Malate? Ma che dici?!

– Sì, sei malato, devi andare da un medico a farti curare.

– Mi dai pure del malato, e vorresti che io passassi la mia vita con te.

– Tu sei in torto. Io no. Semplice.

– Ma se la mia essenza è quella di essere malato, come puoi amarmi?

– Perché puoi cambiare e finirla di avere desideri e volontà che io non approvo.

– Sono confuso, non so cosa fare.

– Fai come dico io e vedrai che ti troverai bene.

– Va bene, faccio come dici tu.

– Ecco, vedi! Sei senza volontà, non hai coraggio, non sei un uomo con le palle!

– Allora basta, chiudiamola qui. Io sarò quello che sono.

– Un malato.

– Se per te sono un malato, va bene, sarò un malato. Ma almeno vivrò la mia malattia alla luce del sole.

– Che schifo. Mi dai i brividi.

– Ma tu non ti rimproveri mai nulla?

– Non ho motivo per farlo. Io sono normale, forse un po’ pazzerella…

– Ti ho mai chiesto di cambiare?

– E questo che c’entra?

– Dimmi, ti ho mai chiesto di cambiare te stessa?

– Se non ti andavo bene perché non mi hai mai chiesto di cambiare?

– Perché, nonostante alcuni comportamenti e idee, io ti amavo lo stesso, anzi forse erano quelle cose che non condividevo con te che creavano il giusto equilibrio.

– Se non eri d’accordo con me dovevi dirmelo, tanto non sarei cambiata. Questa sono e se ti va bene ok, altrimenti ciao!

– Perché tu non puoi cambiare e io devo?!

– Quand’è che ti ho chiesto di cambiare?

– Ma prima me lo hai detto!

– Io credo nella libertà delle persone. Non impongo nulla a nessuno.

– Mah…

– Stai giocando a manipolarmi. Attento, non mi faccio prendere in giro.

– Non ti prendo in giro! Solo non capisco cosa vuoi da me?

– Cosa voglio io da te? Cosa vuoi TU da me!

– Secondo me chi gira la frittata sei tu.

– Fattela girare dalle tue puttanelle, la frittata…

– Che cazzo vuol dire?! Smetti di dare della “puttana” a ogni donna!

– Ah, scusa, offendo le tue amichette! Che poi come fai a trovarle tutte tu! Io non so, hai una capacità a circondarti di zoccole!

– Senti, questa conversazione non ci porta da nessuna parte.

– Perché tu non sei maturo e non vuoi affrontare la realtà.

– Ma ti ho parlato chiaramente! Ho fatto una gran fatica a farlo…

– Dovevi farlo anni fa.

– Ma non riuscivo! Per me è sempre stato difficile capire chi sono e cosa voglio dalla vita. Sai come fatico a – rapportarmi con gli altri.

– Con le tue puttanelle ti sei sempre rapportato bene.

– Va bene, basta così.

– Ecco, fai il vigliacco come sempre quando le cose non vanno come vuoi tu.

– Sarà pure così, ma non mi sembra che tu sia tanto diversa.

– Io non vado dietro alle zoccole.

– Continuiamo a non capirci.

– Che c’è da capire? Tu hai sempre cercato altro. Evidentemente non ti sono mai bastata

– Io ti ho amato con sincerità, ma ho capito che non posso essere monogamo. Eppure, in tutti questi anni, non sono mai andato con nessuna.

– Per me è tradimento anche solo parlare con quelle zoccole.

– Per me non lo è.

– Perché tu sei un porco malato.

– Allora cosa vuoi ancora da me?!

– Devi dirmi se vuoi stare con me!

– Sì, voglio starci, ma cambiando le condizioni! Devi accettare che io non sono come quello che vorresti che io fossi.

– Allora lo vedi, sei tu che non sai cosa vuoi!

– Ma te l’ho detto cosa voglio.

– Allora perché non cambi, perché non ti fai curare?

– No, così non possiamo andare avanti.

– Eccolo, il solito vigliacco.

– Un’ultima cosa. Tu hai sempre detto che odiavi la vita sociale, le persone, la vita programmata dagli altri. – – Cose che condividevamo insieme. Poi, da un punto all’altro, hai cominciato a rimproverarmi che non amavo la vita sociale, che non mi piaceva uscire, che non vedevamo mai gente, che non avevi amiche, mentre io ti dicevo che dovevi fare amicizie, che era importante. E tu niente. Figurarsi poi amici maschi. E a seguirti, io dovevo vergognarmi delle mie amicizie femminili. Anche non ti sono mai piaciute tutte le mie amicizie, le hai sempre criticate aspramente, ti sentivi a disagio con loro e piano piano le ho anche abbandonate.

– Mi vuoi rinfacciare qualcosa? Grand’uomo che sei! E per la cronaca, avevo ragione a criticare le tue amicizie, specialmente quelle femminili, visto che sono tutte zoccole. E comunque non ti ho mai detto nulla sui tuoi amici.

– Ah no?!

– No, se li hai abbandonati lo hai fatto per tua volontà.

– Certo, dopo il tuo lavaggio del cervello!

– No, questo è troppo! Pure il lavaggio del cervello ti ho fatto?! Ma poverino! Ma povero piccolo! E dimmi, ti ho fatto il lavaggio del cervello anche quando sostituivi gli amici con le tue zoccole?

– Vabbè, non ne usciamo.

– Eh no, caro mio, non possiamo uscirne fino a quando non ammetti che sei stato tu la rovina di tutto! Mi hai ingannata e chiuso in questa gabbia!

– Ti ho ingannata? Ti ho costretta a chiuderti in gabbia?! Ma stai scherzando?

– Sì, mi hai fatto il lavaggio del cervello, mi hai manipolata.

– Cristo, non ci credo!

– Eh, manco io dovevo crederti…

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