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I buoni libri | Luca Rota

Cos’è un buon libro? C’è chi sostiene sia un libro che vende molto, oppure chi pensa che sia uno di quei libri che restano per sempre. Magari un buon libro potrebbe essere un libro che piace un po’ a tutti, o uno che non è né troppo lungo, né eccessivamente corto (per la gioia dei ‘lettori pigri’). Paul Sweeney sosteneva che “capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico”. Fontamara di Ignazio Silone, L’antagonista di Carlo Cassola, I falsari di André Gide, Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Cèline, Sulla strada di Jack Kerouac, Opinioni di un clown di Heinrich Boll, Il fasciocmunista di Antonio Pennacchi, Qualcuno con cui correre di David Grossman, L’età della ragione di Jean Paul Sartre, Due di due di Andrea De Carlo. Questi sono per me dei buoni libri. Avrei potuto continuare con la lista, ma più che un articolo questo sarebbe diventato una lista, composta da (a mio parere) ottimi libri, ma pur sempre una lista, e non più un articolo. Giudicare un libro ‘buono’ è per prima cosa, un parere soggettivo. Ciò che per alcuni è un’opera d’arte, per altri sarà di poco conto, per altri ancora sarà decente, per altri ancora insulso. Tutto è soggettivo, tranne ciò che è inopinabilmente oggettivo. Un buon libro (col termine ‘buon’ intendo riferirmi ai libri scritti bene, brillanti) è quel libro dal quale, dopo averne sfogliato venti pagine, non riusciamo più a staccarci. Un buon libro è un’opera scritta in modo comprensibile per tutti, che sia allo stesso tempo melodica e poetica, diretta, simpatica e coinvolgente. Un buon libro non è professorale, né pieno di ghirigori intellettualoidi. Un buon libro è empatico e non di nicchia, nonostante molti buoni libri vengano considerati di nicchia. Un buon libro è quel libro che non vedete l’ora di tornare a casa per continuarne la lettura, oppure quel libro che rileggete almeno tre o quattro volte in vita vostra. Un buon libro è tale quando entra nella nostra vita, quella di tutti i giorni, e ne influenza anche soltanto l’1%. Un buon libro è quel libro che consigliate agli amici più cari e sinceri, o quello che regalate sempre a persone del genere, quando volete far loro un regalo prezioso (e magari non avete soldi per regalare un anello). Un buon libro è quel libro che, di tanto in tanto, vi ritrovate a pensarne i personaggi. Un buon libro (molto) spesso non vince alcun premio, non lo trovate pubblicizzato nelle locandine affisse per la città, non spopola sul web, non ne parlano nei media televisivi. Ma anche questa è roba soggettiva (se si pensa ai libri citati sopra). Come già detto, a quella lista ne andrebbe aggiunta una carrellata, ma lo spazio è poco e poi sarebbe ridondante e poco empatico, scarsamente melodico e poco poetico, a tratti persino professorale e intellettualoide, scrivere un articolo per consigliare dei buoni libri da leggere. Sì, da leggere. Perché tanti servono giusto per far volume nella libreria, o per usarli come rialzo da mettere sotto al portatile (affinché non si riscaldi troppo), o addirittura per farne un ripiano. Ma questa è un’altra storia. Un buon libro siamo noi a dichiararlo tale. Ovviamente dopo averlo letto. Ah, naturalmente un buon libro deve essere scritto in italiano corrente (se chi lo scrive è italiano) e non deve contenere errori grammaticali. E magari non deve essere banale, non deve per forza contenere una storia d’amore col lieto fine, o magari parlare di argomenti che vanno di moda in quel periodo, e cosa molto importante, non deve per forza compiacere il pubblico. Ma si sa, tutto è soggettivo e per fortuna di buoni libri se ne trovano ancora molti. In caso contrario (odio il macero, lo trovo ‘poco poetico’) si potrà sempre optare per gli usi alternativi già citati. Il consiglio che mi sento però di dare, è di leggerli prima. Per gli usi alternativi c’è sempre tempo, e poi anche i ‘cattivi’ libri hanno la loro importanza. Alla pari delle cattive conoscenze, ci tengono lontani da ciò che bisogna evitare. E quello lo sappiamo solo quando, almeno una volta in vita nostra, se ne fa la conoscenza.

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