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Nudo | Pietropaolo Morrone

Nudo, lucido come le tue labbra ancora dischiuse, incapaci di seccarsi, pure nella solitudine, ma che sanno soffiare tempeste d’altoforno, rotolo giù per la valle infinita, rimbalzo tra sassi, come tamburi in sordina, incastonati dove sanno, spigoli esatti, che ridanno alle ossa una forma più giusta. Annaspo nella zuppa di cielo e di terra. Bave di clorofilla sulla pelle lucida di sudore. Spine di legno fanno buchi troppo piccoli per sfiatare il male. Un pugno di denti che avevo di troppo si fanno semi, saranno sassi un giorno. Le ossa, zucchero a velo nel mio sacco di pelle, si mischiano al sangue e bagnano la crosta della terra. Un trancio di brune budella si fa sciarpa per un sasso troppo nudo. Rotolo sempre più leggero, al tuo soffio e al richiamo della terra, mentre il pendio è sempre più ricco del mio corpo. E alla fine di me non resta che un pensiero, giroscopico grumo inscindibile, sterile, incapace di dipingere sassi aguzzi. Se fosse generoso come il mio corpo… ma è troppo piccolo per morire, troppo grande per vivere.
Mi faccio sasso, mi faccio erba, mi faccio terra, divento tutto, ma anche niente.

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