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INFERA SUITE di Andrea Napoli

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Le parti, di varia estensione, in cui è strutturata la raccolta, richiamano alla mente echi musicali mai sopiti e propri del vissuto del giovane poeta musicista. La Suite (per chi non ne fosse a conoscenza) consiste in un complesso di brani strumentali nati dalla consuetudine di riunire insieme più movimenti di danza: Prélude, Allemande, Courante, Sarabande, Bourrée e Gigue, che in questa sede trovano spazio come titoli delle diverse sezioni della silloge. Le danze erano spesso distribuite in modo da alternare quelle a carattere meditativo con altre più brillanti, quelle a movimento moderato con altre più mosse o addirittura nervose. A tale varietà di atteggiamenti espressivi si contrapponeva, però, l’uniformità del modello compositivo che collegava una danza con l’altra. Alla medesima maniera, i gruppi di componimenti che costituiscono ogni singola sezione della Suite di Napoli contengono caratteri stilistici esclusivi e indipendenti, in quanto a forma e contenuto tematico, ma tutti tendenti a delineare l’unità tonale dell’intera raccolta.

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IL PENDOLO di Andrea Napoli

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«Formula figurale del desiderio» o, che è la medesima cosa, «scrigno di luce in una chiave d’ombra»: questi versi, tra desiderio e luce, sembrano contenere i due fuochi principali della poesia di Andrea Napoli e, allo stesso tempo, ne riassumono la funzione. Sono due i cuori del Pendolo, prima raccolta di versi del giovane poeta: uno è costituito dal margine corporale e afflitto di un vissuto puro e, tutto sommato, quieto; l’altro si fonda su un sostrato di carta, figurale, letterario che, pur inquieto, non assume mai un tono polemico e non si prefigge di agire sulla realtà. Si fa sublime e assennata pastorale, poesia in fiore che (estranea ma, lo si vedrà, non sottomessa) indugia nei piaceri dolorosi della ricordanza e del riecheggiamento mediante una parola che riposa e sogna, che accompagna gli esercizi quotidiani dell’essere mediante un modello artistico che canta la realtà come lo farebbe il suono di un pianoforte aerofono, ma che sceglie di non muoverla.

 

RUGIADA DEL CREPUSCOLO di Stefano Luchetta

Rugiada del crepuscolo può essere intesa come un’opera di formazione, un allestimento spontaneo d’immagini e impressioni costruttive che non rinuncia ad una misura metrica agile in grado di proteggere l’autore, attraverso un effetto di voluta inattualità, dalla realtà avvilente e sregolata in cui fantasia, bellezza e passione non sono che vane parole ormai dissolte nel tempo, da relegare esclusivamente al mondo magico delle idee, senza un’effettiva diffusione in quello materiale dei fenomeni esistenti e quindi prive di qualsiasi valore. Per Luchetta l’immaginazione è tutto, ma è un tutto che tende all’azione e non al mero esercizio onirico; nella poesia, e quindi nell’arte in generale, non deve esserci abdicazione dal visibile e dalla vita, ma partendo dal regno interiore in cui ciascuno di noi è insieme eroe e assassino, re e giullare («I crimini più atroci / si compiono nel sonno») si deve costruire, innalzare, per poi astrarre, nel senso di abstrahere, estrarre fuori quanto di più positivo possa esserci in ogni uomo, garantendo così la persistenza di quella goccia di rugiada autentica ed elementare, rischiarata dalla luce di un tramonto brillante.

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DENTRO NELL’ORDINE SPARSO di Luca Rota

Dentro nell'ordine sparso

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ROY SCARLATT di Vincenzo Montisano

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Avvolto in un tramonto divino, il gran canyon battezza l’arrivo della sera alle porte della città di W. Roy Scarlatt è disteso sul cofano del suo pick-up ad ammirare il cielo. La sua vita è appesa a un filo e si consuma perseguendo un unico scopo. Battere la morte. Da una parte c’è Beat, il suo romanzo, testamento morale per cui trovare ad ogni costo un editore disposto a pubblicarlo; dall’altra pende sulla sua testa un debito di cinquemila dollari con Eddie Death, capo della malavita organizzata di W. Il tempo per saldarlo è giunto al termine. Ma prima che l’alba rivendichi ancora la vittoria della luce sulle tenebre, Roy Scarlatt dovrà affrontare una fonda, crudele notte, in cui il susseguirsi incalzante degli eventi rivelerà il male incurabile annidato dietro la facciata del mondo. Il segreto che Scarlatt occulta dentro di sé ha le ore contate. Nella notte in cui ogni cosa si compirà, c’è solo una regola: non esistono regole.

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CLITORIDE di Matteo Mazza

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Nessuna remissione di peccato davanti a un’opera scomoda. La poesia di Matteo Mazza percorre la fune sul baratro di una vita di follie e sogni. Un fiume in tumulto che irride gli argini preposti a contenerlo. Una scialuppa di ricognizione che compie un lungo giro presso i lidi della disperazione: verifica i danni, spegne i fuochi. Mazza è come un bambino che mette un piede e poi l’altro sulla linea che demarca il confine, e che finisce con il prenderti a pugni. “Clitoride” è una raccolta introdotta da naviganti della poesia come Gianluca Pitari, Angelo Tolomeo, Carmine Torchia, Salvatore Pilò, Vincenzo Montisano.

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CHIUSI FORZATAMENTE IN UN CESSO. UNA STORIA VERA. DIARIO DI UNO STITICO CRONICO… di Pietropaolo Morrone

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Ci svegliamo ogni giorno, mangiamo, beviamo ed evacuiamo, dormiamo e poi ci risvegliamo, per un nuovo ciclo…Diamo per scontate queste attività così ovvie ed elementari. Ma sono tutte cosi scontate? Un libro perfetto da leggere seduti comodamente in… bagno.

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