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Un tempo | Giusy Mazza

Un tempo, in questo fosso umidiccio, tradii

me stessa con poca pietà. Mi lasciai indizi

prima di morire, preservando vie di fuga

e ora qui riposa e pulsa insieme alla mia colpa.

D’improvviso ora ricordo, sono già stata qui,

e in un impeto di adrenalina scelgo di vivere.

Scavo gallerie per raggiungere ogni luogo,

come un verme, accorciando le distanze,

escoriando vie d’uscita e scorciatoie improvvisate.

Senza più speranze mi nascondo stanca

dietro le mie retine. Guardo i miei occhi,

mi appaiono come quelli di Dio e come quelli

di mio padre che guardano morire mia madre.

Quando di lei quello sinistro scivolò verso l’esterno

mi domandai dove stesse guardando.

Ho creduto, forse ingenuamente, mi indicasse

quella strada che non posso concepire.

Ho capito solo adesso che me ne andai vigliacca

mentre guardava me da una prospettiva occulta.

È da quel punto preciso, che alla fine poi,

mi piansi. Fuggendo da me stessa,

trasportata da una lacrima. Serpeggiando

tra i solchi del mio viso, ho guardato

il mondo attorno da una visione acquerellata

che ancora mi commuove. Mi assopii esausta,

asciugandomi al sole, pronta per il prossimo risveglio.

Il colpo violento dello schiaffo successivo.

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