V.

Parlami della Polonia, Andrea, parlami dei grandi prefabbricati, di Katowice o della signora vestita di bianco. Ascoltami, dimmi che sarebbe bello là, dove la bellezza conta meno che niente, dove il cemento si fa commestibile e le icone del tempo si mostrano per quello che sono. Solo questo, forse. Non più per sentirci gli unici detentori della crisi, ma compartecipi imparziali e ansimanti, perfettamente cascanti, ostaggi di voglie e liberi …

INFERA SUITE

Le parti, di varia estensione, in cui è strutturata la raccolta, richiamano alla mente echi musicali mai sopiti e propri del vissuto del giovane poeta musicista. La Suite (per chi non ne fosse a conoscenza) consiste in un complesso di brani strumentali nati dalla consuetudine di riunire insieme più movimenti di danza: Prélude, Allemande, Courante, Sarabande, Bourrée e Gigue, che in questa sede trovano spazio come titoli delle diverse sezioni …

Il Pendolo

«Formula figurale del desiderio» o, che è la medesima cosa, «scrigno di luce in una chiave d’ombra»: questi versi, tra desiderio e luce, sembrano contenere i due fuochi principali della poesia di Andrea Napoli e, allo stesso tempo, ne riassumono la funzione. Sono due i cuori del Pendolo, prima raccolta di versi del giovane poeta: uno è costituito dal margine corporale e afflitto di un vissuto puro e, tutto sommato, …

VIII

VIII Ho affidato questo o quel me stesso alle assi sconnesse di un vecchio porto di Dublino. «Tu non hai corpo, sei solo un vasto spazio». Mi venne in mente la parola docks, come dicono gli inglesi. «Manchi di ogni senso di risolutezza, di determinazione», continuò. Alle due di notte le luci del pontile sono puntini sospensivi che posano la testa sul petto incerto di una donna. «Sei troppo debole …

L’eresia | Gianluca Pitari

ho l’impressione che dovunque vada io porti con me la notte ho visto ideali di granito nelle mie mani lievitare in polvere sentimenti d’acciaio sfibrarsi in ovatta la poesia al pari del creato è una sciagura ed il poeta un dio tragico senza più le ragioni del miracolo una divinità inutile e solitaria che arrocca su di una torre zuccherina mentre le nubi infittiscono non mi perdoneranno mai la lievità …

I borghi più belli d’Italia | Luigi De Bartolo

Le umane maree sono emigrate da tempo, hanno lasciato una coriacea pozza di simili e segni sparsi di un confuso passaggio. Verso il cielo punta la strada, lungo il pendio ripido, selvaggio, universale, lo sguardo si riempie di sensazioni mistiche. Edifici con mattoni a vista, non ancora conclusi, sono narratori insuperabili di quotidiano.

Malgrado le mosche

Risate d’importazione danzano in uno spazio sgombro sotto le lanterne sfumate di un Irish Pub. La notte contrae gli odori e le spiagge inaridiscono. E le sue parole – « Ho dormito di nuovo con quel poeta. Diceva che si sarebbe tagliato le vene il coglione » –