Settembre

“nessuno può capire un porto se non sa il mare che cos’è” PFM, Ulisse La birreria chiudeva presto in genere e d’estate teneva i tavolini fuori e in molti si fermavano sotto le tende anche se di sera non se ne sentiva il bisogno. Uno dopo l’altro, il ragazzo al bancone continuava a pulire boccali. Davanti a lui un signore distinto dai capelli neri, vestito di cotone mostrava una fotografia …

RUGIADA DEL CREPUSCOLO

Rugiada del crepuscolo può essere intesa come un’opera di formazione, un allestimento spontaneo d’immagini e impressioni costruttive che non rinuncia ad una misura metrica agile in grado di proteggere l’autore, attraverso un effetto di voluta inattualità, dalla realtà avvilente e sregolata in cui fantasia, bellezza e passione non sono che vane parole ormai dissolte nel tempo, da relegare esclusivamente al mondo magico delle idee, senza un’effettiva diffusione in quello materiale …

Catalisi

Sintesi chimica di ingenuità e adrenalina, prima scissione dell’energia che si manifesta dal palco e sopra ogni testa bandita a restare più in basso e da lì, giudicare. Catalisi: scintilla la polvere sopra le travi che calpesta l’atteso varcator de le quinte; mormora il legno, trasale il pensiero, in preda al terrore che assale, foriero di quello che accade.

Le suggestioni dello Haiku nella poesia occidentale

Lo Haiku è una forma poetica formata da tre versi composti da 5-7-5 sillabe ed è sicuramente una delle più conosciute strutture provenienti dall’emisfero orientale. La forma breve è predominante in Giappone sin dal secolo XI dove ebbe la massima fioritura la composizione a catena, “kusari-renga”, nella quale molti poeti sfruttando la struttura del tanka – la poesia breve composta da cinque versi composti da 5-7-5-7-7 sillabe – creavano cento …

Fiori di loto al levar del sole

Osservavo le articolazioni del mio braccio, il naturale intrecciarsi di muscoli e tendini che s’inerpicava dal gomito fino al polso per poi riscendere lungo il palmo, prima, e le falangi, poi, mentre una goccia accompagnava il mio sguardo correndo lungo la cavernosa forma della mia mano fino all’estrema punta dell’indice per, infine, staccarsi, cadere giù, in un interminabile vuoto temporale, e collidere con la superficie dell’acqua, oramai stagnante, della vasca …