I venerdì del Nucleo Kubla Khan – Julio Cortázar

“Fui una letra de tango
para tu indiferente melodía”
(Julio Cortázar, “Quizá la más querida”)

“Chi non legge Cortàzar è spacciato. Non leggerlo è una malattia molto seria e invisibile, che col tempo può avere conseguenze terribili”. Bastano queste parole di Pablo Neruda a inquadrare Julio Cortàzar, (onni-)scrittore che, in realtà, inquadrato non può essere.

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I venerdì del Nucleo Kubla Khan – Hugo von Hofmannsthal

“Egli ha amato l’idea della morte assieme a quella della bellezza e della signorilità: fatto tipicamente austriaco. La morte è presente in tutta la sua opera, anche in quella più lietà, e già l’adolescente, il fanciullo di spirito principesco, l’ha definita in versi “un grande Dio dell’anima”. Ogni sua espressione melodica e piena di grazia – in prosa, in dialogo, in poesia – è intrisa della bellezza di morte.”

(Thomas Mann su Hugo von Hofmannsthal)

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I venerdì del Nucleo Kubla Khan – Leonard Michaels

Leonard Michaels (1933-2003) è stato un romanzieresaggista e scrittore di racconti statunitense, tra i più stimati della sua generazione. Ammiratore di Franz Kafka e Isaac Babel, spesso associato durante la sua vita agli scrittori ebrei americani della generazione precedente, Saul BellowBernard Malamud e Philip Roth, fu anche uno stimato insegnante di scrittura creativa. Le sue opere si caratterizzano per la cura palpitante che egli riserva al ritmo delle frasi, così esacerbata da farne uno scrittore unico e ancora oggi seguito.

“Le storie di Leonard Michaels”, ha scritto il romanziere e scrittore di racconti Charles Baxter, “sono brillanti. Rabbia, intelligenza e irrequietezza ossessiva animano queste storie a tal punto che i loro materiali esplosivi sembrano pronti ad accendersi in qualsiasi momento”. I personaggi di Michaels, quasi sempre impotenti e asserviti ai loro impulsi, vivono le loro vite nella costante prossimità all’annientamento.

Il romanzo di cui parleremo oggi, Sylvia (Adelphi2016), “ispirato alla storia vera del suicidio della prima moglie di Leonard Michaels, Sylvia è uno di quei romanzi che, terrifici nella loro profonda verità, si insinuano quasi inavvertitamente nella mente del lettore – e vi rimangono per sempre” (ibid. dalla quarta di copertina).

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I venerdì del Nucleo Kubla Khan – Iosif Aleksadrovic Brodskij

“Venezia è anche un sogno
di quelli che puoi comperare
però non ti puoi risvegliare con l’acqua alla gola
e un dolore al livello del mare”
(“Venezia” – Metropolis – F.Guccini, G.Alloisio, B.Biggi)

1989. Il Vento dell’Ovest, un poco polacco e molto americano, sospinge i grossi martelli dei berlinesi a travolgere l’Unione Sovietica, una volta per tutte. Nella lotta terrestre dei venti, il buran s’è arreso al chinook. Nell’altrettanto eterna lotta all’idiozia, l’ottusaggine da regime s’è arresa all’“anarchia dell’acqua”. Dalle macerie del muro di Berlino risorgono, vivi e poco impolverati, artisti e intellettuali banditi per decenni dalla memoria del popolo russo. Dai televisori quadrati, inondati di teatro propagandistico, riemergono in tanti. In troppi. Fra loro, Iosif Aleksandrovič Brodskij.

Nato nel 1940 da una famiglia ebrea, lascia la scuola appena quindicenne e, da autodidatta, comincia a pubblicare le sue poesie nel 1958. Processato e recluso per “parassitismo”, viene espulso dall’URSS nel 1972. Ad offrirgli accoglienza sono gli statunitensi, consegnatisi al ventesimo secolo come più subdoli dei russi, nel bene e nel male.

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I venerdì del Nucleo Kubla Khan – Friedrich Dürrenmatt

Quella di Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) è una delle figure più eccezionali dell’intero panorama artistico del Novecento. Attivo sin da giovanissimo (il suo primo racconto risale al 1942), divise il suo lavoro tra drammaturgia e narrativa.

Aggiungendo suggestioni di impronta espressionistica al lavoro di rinnovamento del teatro di lingua tedesca iniziato qualche anno prima da Bertolt Brecht, Dürrenmatt si affermò in campo drammaturgico grazie alla sua verve grottesca, iconoclasta e polemica. Scetticismo razionalistico e rigore etico, straordinariamente mescolati e calati in un linguaggio sarcastico e spregiudicato, lo portarono ad essere riconosciuto come uno dei drammaturghi più anticonformisti della sua generazione, capace, come pochi, di demistificare la storia attraverso un’analisi cinica e carnale del reale. La sua opera più celebre è La visita della vecchia signora (1956).

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Caro Nulla | Pietropaolo Morrone

Caro Nulla,
ti ammiro, ti ammiro profondamente. Sei come Dio, non hai bisogno di esistere per essere qualcosa. Tu sei il Nulla, la negazione di tutto, io sono un nulla, tu sei il pozzo nero dove il tutto si scioglie, io sono qualcosa, un’inezia, una quisquilia che si scioglie.

Ho cominciato a scrivere questa lettera decine di volte. Disegnavo un punto nero su questo foglio completamente bianco. Poi, lo guardavo. Chiedevo a Vincenzo, il mio coinquilino che cosa ci vedesse. «Un punto nero», diceva, «che cazzo ci dovrei vedere?». Non mi rendevo conto che era l’immenso bianco in cui era annegato quel puntino la cosa importante. Quel bianco sei tu, certe volte mi ripeto. Come avremmo potuto notarti subito io e quel miserabile di Vincenzo? Dopo averti visto, poi, non ho potuto fare a meno di scriverti. Rivolgermi a te mi fa pensare alle letterine che scrivevo a Babbo Natale, alle preghiere delle vecchie del mio paese alla domenica a messa. Continua a leggere

Lo scrittore in pericolo | Giovanni Canadè

Testi:

  • Misery (1987) S. King
  • La metà oscura (The dark half, 1989), S. King
  • Finestra segreta, giardino segreto (in Quattro dopo mezzanotte) 1990, S. King
  • Jack non deve morire (Jack of Spades, 2015), Joyce Carol Oates
  • Da una storia vera (D’après une historie vraie, 2015), Delphine De Vigan

Appendice:

  • L’esordiente (2011), Raul Montanari
  • L’inumano (2012), Massimiliano Parente

L’incontro proposto non si pone come esame critico dei testi, ma da spunto di riflessione sulla metafora del ruolo dello scrittore nell’odierna “società dello spettacolo” e del suo rapporto coi propri lettori-aguzzini.

Stephen King ha rappresentato e rappresenta uno dei pochi scrittori che ha narrato la paura e l’insostenibile tensione del quotidiano, dell’infanzia e del mondo adulto, senza tema di commistioni tra i linguaggi esclusivamente pop e quelli più “alti”: in King, infatti, è profonda l’influenza dei classici scrittori americani, da Hawthorne a Henry James, da William Somerset Maugham a Raymond Carver a Flannery O’Connor fino all’amatissima maestra di tensione Shirley Jackson. Ripetiamo, King non ha bisogno d’essere giustificato o nobilitato: lo storico snobismo critico verso l’autore più ricco e famoso del mondo viene a collidere contro la sua straordinaria produzione non solo quantitativa ma anche qualitativa. Continua a leggere

Domande impegnate | Giovanni Canadè

Ci sono alcuni che fanno della letteratura una ragione di vita, ma se ne escludono una buona fetta. Hai presente quelli che sì, non c’è niente di meglio della lettura ma solo storie vere, solo storie impegnate, storie di operai, storie di malessere sociale, sociologismo, socialismo; perché è bello volare con la fantasia, ma che si abbiano i piedi ben piantati in terra. E cos’è questa, una lettura coi sensi di colpa? Mi piace leggere ma se la fantasia è troppa poi mi pare d’aver perso tempo io invece sono un intellettuale e devo leggere per il bene dell’umanità. Come dire, mi piace masturbarmi, ma per non sentirmi in colpa mi sego immaginando una Margherita Buy avvolta in una bandiera rossa falce e martello che fa tanto cinema intellettuale impegnato morettiano e posso dire, vedete, sono un uomo, animale come tutti, ma con un’anima, una coscienza politica, perdio! Mi piace sborrare ma senza disinteressarmi alla problematica sociale degli ultimi operai metalmeccanici (che, sia detto per inciso, loro sì che si fanno le seghe con le veline).

Ecco come immagino i lettori-intellettuali impegnati, che hanno bandito l’eros dalla loro vita; che, cattolici anche se atei (o peggio, agnostici) (o peggio, cattocomunisti) rifiutano l’immaginazione fine a se stessa, rifiutano il “romanzo borghese”, perché il cittadino deve da essere accompagnato alla ricerca della propria coscienza di classe, compagni!

Ci meritiamo la “rivoluzione” di Papa Francesco.

Le suggestioni dello Haiku nella poesia occidentale | Stefano Luchetta

Lo Haiku è una forma poetica formata da tre versi composti da 5-7-5 sillabe ed è sicuramente una delle più conosciute strutture provenienti dall’emisfero orientale. La forma breve è predominante in Giappone sin dal secolo XI dove ebbe la massima fioritura la composizione a catena, “kusari-renga”, nella quale molti poeti sfruttando la struttura del tanka – la poesia breve composta da cinque versi composti da 5-7-5-7-7 sillabe – creavano cento e anche più strofe.

Nell’ambito della composizione a catena nasce anche lo “haikai-no-renga”, una versione più spontanea e umoristica che conosce grande diffusione nei secoli XVI e XVII.

In questo contesto si inserisce Matsuo Bashō, il maestro della poesia giapponese che darà una dignità propria allo Haiku creando quella figura dai tratti del linguaggio semplice e del ritorno alla natura reale, corroborata da un velo di filosofia Zen, alla quale l’autore si avvicinerà.

Dopo Bashō in monti intraprenderanno il percorso dei tre versi. I più studiati Haijin giapponesi – questo è il nome dello scrittore di Haiku – sono certamente Buson, Issa e Shiki. Quest’ultimo in particolare si pone come il poeta di rottura della tradizione, e sarà lo scrittore a cui faranno riferimento tutti gli Haijin del XX secolo. In particolare, nel contesto di un Giappone che inizia ad aprirsi all’occidente, Shiki propone modelli alternativi maggiormente attenti alla vita reale.

Fatta questa premessa di natura storica, le pagine che seguono si focalizzeranno soprattutto su come l’haiku sia migrato in occidente e, in ispecie, in Italia, passando attraverso la voce di alcuni autori in particolare: Kerouac, Borges e Rilke da un lato; D’Annunzio, Ungaretti, Sanguineti e, soprattutto, e Andrea Zanzotto, dall’altro. Continua a leggere

La memoria di Dante | prof. Francesco Bausi

Presentiamo on-line il discorso della conferenza tenuta dal prof. Francesco Bausi, professore ordinario di Filologia Italiana e Letteratura Italiana Medievale presso l’Università della Calabria,  il 25 aprile 2015 nella saletta teatro “Eunoè” di Fiumefreddo Bruzio. L’incontro faceva parte della “Giornata della Poesia”, curata da Andrea Napoli per conto dell’associazione Eunoè di Fiumefreddo e dedicata a Dante Alighieri  in occasione dei 750 anni dalla nascita. Il Nucleo Kubla Khan, insieme all’associazione “La Masnada” di Catanzaro, ha partecipato alla manifestazione con un reading originale che ritrattava in chiave moderna i sette peccati capitali.
Il discorso del prof. Bausi è stato risistemato per il nostro blog, ma si tratta sostanzialmente di uno schema più che di un testo articolato vero e proprio, utile comunque a comprenderne la materia.

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