Le suggestioni dello Haiku nella poesia occidentale | Stefano Luchetta

Lo Haiku è una forma poetica formata da tre versi composti da 5-7-5 sillabe ed è sicuramente una delle più conosciute strutture provenienti dall’emisfero orientale. La forma breve è predominante in Giappone sin dal secolo XI dove ebbe la massima fioritura la composizione a catena, “kusari-renga”, nella quale molti poeti sfruttando la struttura del tanka – la poesia breve composta da cinque versi composti da 5-7-5-7-7 sillabe – creavano cento e anche più strofe.

Nell’ambito della composizione a catena nasce anche lo “haikai-no-renga”, una versione più spontanea e umoristica che conosce grande diffusione nei secoli XVI e XVII.

In questo contesto si inserisce Matsuo Bashō, il maestro della poesia giapponese che darà una dignità propria allo Haiku creando quella figura dai tratti del linguaggio semplice e del ritorno alla natura reale, corroborata da un velo di filosofia Zen, alla quale l’autore si avvicinerà.

Dopo Bashō in monti intraprenderanno il percorso dei tre versi. I più studiati Haijin giapponesi – questo è il nome dello scrittore di Haiku – sono certamente Buson, Issa e Shiki. Quest’ultimo in particolare si pone come il poeta di rottura della tradizione, e sarà lo scrittore a cui faranno riferimento tutti gli Haijin del XX secolo. In particolare, nel contesto di un Giappone che inizia ad aprirsi all’occidente, Shiki propone modelli alternativi maggiormente attenti alla vita reale.

Fatta questa premessa di natura storica, le pagine che seguono si focalizzeranno soprattutto su come l’haiku sia migrato in occidente e, in ispecie, in Italia, passando attraverso la voce di alcuni autori in particolare: Kerouac, Borges e Rilke da un lato; D’Annunzio, Ungaretti, Sanguineti e, soprattutto, e Andrea Zanzotto, dall’altro. Continua a leggere

La memoria di Dante | prof. Francesco Bausi

Presentiamo on-line il discorso della conferenza tenuta dal prof. Francesco Bausi, professore ordinario di Filologia Italiana e Letteratura Italiana Medievale presso l’Università della Calabria,  il 25 aprile 2015 nella saletta teatro “Eunoè” di Fiumefreddo Bruzio. L’incontro faceva parte della “Giornata della Poesia”, curata da Andrea Napoli per conto dell’associazione Eunoè di Fiumefreddo e dedicata a Dante Alighieri  in occasione dei 750 anni dalla nascita. Il Nucleo Kubla Khan, insieme all’associazione “La Masnada” di Catanzaro, ha partecipato alla manifestazione con un reading originale che ritrattava in chiave moderna i sette peccati capitali.
Il discorso del prof. Bausi è stato risistemato per il nostro blog, ma si tratta sostanzialmente di uno schema più che di un testo articolato vero e proprio, utile comunque a comprenderne la materia.

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Campagna “adotta un poeta contemporaneo” | Pietropaolo Morrone

«Se ciascuno di coloro che ogni giorno scrivono poesia¹ avvertisse il dovere ovviamente elementare di acquistare anche un solo libro di un altro poeta, il mercato della poesia diventerebbe immediatamente appetibile anche per l’industria editoriale» Alberto Bertoni, “La poesia contemporanea”, Il Mulino, 2012

Questa asimmetria tra l’atto di “scrivere” e quello di “leggere” è da approfondire. Leggere è come scavare in miniera, ci vuole fatica, scrivere è come andare di corpo: in un modo o nell’altro lo impariamo a fare da bambini. Naturalmente la scuola ha le sue responsabilità e non riesce ad andare al passo coi tempi, riesce però bene ad uccidere la curiosità naturale dei bambini. Il loro proverbiale e continuo domandare “perché” per ogni cosa viene giustiziato non appena mettono piede in un’aula scolastica. Così la curiosità muore e viene sostituita da uno scambio mercenario di valutazioni e tempo dedicato sui libri. Continua a leggere

La ricerca dell’identità nazionale nelle raccolte di fiabe di Calvino e Yeats | Stefano Luchetta

L’obiettivo di questo lavoro è evidenziare come l’attività di ricerca e di sistematizzazione della tradizione popolare e fiabesca svolta da I. Calvino e W. B. Yeats rifletta in maniera cristallina la diversa natura dell’identità nazionale Irlandese e Italiana.

Le opere dei due autori appartengono a periodi letterari e a contesti storici distinti. Calvino è uno scrittore del 900’ inoltrato, esponente della resistenza italiana e della lotta partigiana. Le sue opere sono legate al genere fantastico e trasudano un lucido intento allegorico-simbolico. L’attività letteraria di Yeats, invece, si sviluppa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX: lo scrittore irlandese, decisamente più vicino al mondo lirico che a quello narrativo, subisce l’influenza del simbolismo francese e le sue opere sono cariche di misticismo e spiritualismo. Continua a leggere

I buoni libri | Luca Rota

Cos’è un buon libro? C’è chi sostiene sia un libro che vende molto, oppure chi pensa che sia uno di quei libri che restano per sempre. Magari un buon libro potrebbe essere un libro che piace un po’ a tutti, o uno che non è né troppo lungo, né eccessivamente corto (per la gioia dei ‘lettori pigri’). Paul Sweeney sosteneva che “capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico”. Fontamara di Ignazio Silone, L’antagonista di Carlo Cassola, I falsari di André Gide, Viaggio al termine della notte di Louis Ferdinand Cèline, Sulla strada di Jack Kerouac, Opinioni di un clown di Heinrich Boll, Il fasciocmunista di Antonio Pennacchi, Qualcuno con cui correre di David Continua a leggere

Kyria Kyria Kassaria Surorbi | Andrea Napoli

KYRIA KYRIA KASSARIA SURORBI
I motivi di relazione tra musica e magia.

di Andrea Napoli

L’organizzazione delle forme in musica
obbedisce ad una legge fondamentale: la ripetizione.

Jules Combarieu, 1982, La musica e la magia.

Questa frase di Jules Combarieu, da intendere in senso del tutto generale, rappresenta anche la premessa per un’ampia discussione sui rapporti che legano musica e magia. Percorrendo la storia della civiltà, è possibile appurare questa unicità, effettivamente documentata. È con il neoplatonismo, e in particolar modo con Plotino, che la magia si affaccia per la prima volta sul panorama filosofico occidentale. Fino ad allora era prevalsa la concezione aristotelica del sapere per il sapere, ovvero, indagare la realtà senza però operare su di essa e raggiungere così un sapere solido e personale che non si pieghi a nessuna servitù. Continua a leggere

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