Santi

C’è chi va a Parigi per giocare ai poeti maledetti e c’è chi si fa bastare lo sporco appartamento di una periferia di provincia. C’è chi va a Parigi a parlare d’amore sulle rive della Senna; chi va a Pigalle, a Montmartre, al Bois de Boulogne. C’è chi rincorre ragazze in fiore nei parchi di una Parigi senza tempo, accostando i colori dei loro occhi alla lucida copertina di quei …

La mia Parigi | Matteo Mazza

Parigi è una fiaba per corrotti. È sottile il filo di ragno che la lega al mio mondo. Il mio giaciglio è al settimo piano di un palazzo dove i rinnegati si ammassano non salutandosi nemmeno. Parigi è un fosso nel quale i cadaveri danzano nella polvere del giorno. Dalla mia finestra il cielo spaventa, nell’illusione che possa inghiottirti nel suo orchestrare di nubi. Ieri mi hai detto che mi …

L’anima nella pancia a primavera

racconto di Francesco Principe Giungendo al cancello noti subito l’aria gotica che spesso ammanta i palazzi concepiti con gusto razionalista ma abbandonati alla furia artistica degli elementi. Ove in origine erano solo superfici piane, lisce, omogenee e pulite, decenni di scoli, sudiciume, cacca d’uccello e incuria avevano dipinto tutta una gamma di chiaroscuri in un dagherrotipo di archi e pinnacoli. Posti come questo hanno un’atmosfera triste. Posti come questo sanno …

Differenza di potenziale

N. avrebbe dovuto già essere qui. Sono stremata, ma nonostante il suo ritardo, attendo. Spalle alla strada, costato che potrebbe essere la mia ultima volta sul litorale. La brezza, le mie valigie e il sole mortale; le vele bianche in mare sono ali di gabbiano intrappolate e in acqua e in aria. Se avessi fissato il flessuoso fianco della montagna tanto a lungo, come negli ultimi anni, un giorno mi …

Ablehnung

racconto di Francesco Principe G uardo dalla finestra. Che panorama desolante. Nebbia. Solo nebbia. Il rumore della risacca e odore di salsedine. Una monaca si avvicina alla porta e mi fa cenno di seguirla. Rimane ferma. Nel silenzio. Non vedo i suoi occhi ma sento uno sguardo freddo, scuro e storto passare oltre me e fermarsi su qualcosa alle mie spalle. Nulla del suo corpo è in vista. Il Suo …

Fiori di loto al levar del sole

Osservavo le articolazioni del mio braccio, il naturale intrecciarsi di muscoli e tendini che s’inerpicava dal gomito fino al polso per poi riscendere lungo il palmo, prima, e le falangi, poi, mentre una goccia accompagnava il mio sguardo correndo lungo la cavernosa forma della mia mano fino all’estrema punta dell’indice per, infine, staccarsi, cadere giù, in un interminabile vuoto temporale, e collidere con la superficie dell’acqua, oramai stagnante, della vasca …